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carnevale di ardauli

Carnevale di Ardauli 2023

Ardauli è un paesino del centro della Sardegna, situato nella regione storica del Barigadu. Come in tutti i comuni dell’entroterra sardo, anche qui gli usi e costumi popolari sono sopravvissuti agli anni e all’avanzare del progresso, che non è riuscito ad intaccare il forte legame che unisce l’uomo alla terra.

Deve il suo nome alla vicinanza del fiume Tirso, che grande importanza ha rivestito per l’economia locale; tale corso d’acqua, insieme al lago Omodeo, alle numerose testimonianze neolitiche e alla natura incontaminata che circonda la zona, rendono questo centro abitato interessante da visitare per chiunque voglia staccare dalla chiassosa routine quotidiana.

La vita degli abitanti del posto è scandita da molteplici ricorrenze che caratterizzano diversi periodi dell’anno: dalla festa di San Quirico e Santa Giulitta, che si tiene nel mese di agosto nel novenario ad essi dedicato, alla festa dei Santi Cosma e Damiano, a quella in onore di San Giovanni; e ancora abbiamo sa Festa e Maju con i suoi trattori adornati di fiori e i cesti di ciliegie, S’Antoni de su fogu a gennaio, e l’immancabile Carrasagare Antigu, il Carnevale 2023 della zona che, a grandi linee, ancora si svolge come nei tempi andati, regalando ai suoi spettatori una bella testimonianza di ciò che fu.

Come in molte altre manifestazioni carnevalesche della Sardegna centrale, anche qui il protagonista del carnevale è l’uomo-bestia che impersona il dio Dioniso, che ad Ardauli prende il nome di S’Urtzu; tuttavia il costume de S’Urtzu ardaulese, rispetto a quello di altri paesini sardi, non si è spogliato di tutti quegli accessori simbolici che prevedevano il rito antico il che rende questa rappresentazione carnevalesca unica per coloro che amano rievocare il passato.

Le maschere di Carnevale tipiche di Ardauli

S’Urtzu, la maschera di carnevale tradizionale che rappresentava e ancora oggi rappresenta Dioniso-Maimone, nel carnevale ardaulese aveva il volto ricoperto da fuliggine e caratterizzato da una lunga barba.

Indossava un abito lungo fino al ginocchio, costituito da pelli di capra nera e completato da gambali confezionati con le stesse pelli. In testa portava un fazzoletto sempre nero sopra il quale veniva posta una corona d’alloro. In mano un bastone che terminava con la testa di un caprone.

Coloro che accompagnavano i passi della sua turbolenta danza, i Seguaci, indossavano pelli di animale, di colore nero anch’esse, che molte volte andavano a coprire pure la testa. Il loro volto era ricoperto da una pelle bianca di agnello con dei fori in prossimità di occhi, bocca e naso. Avevano campanacci e ossa legati in vita o posti sulle spalle, e scarpe fatte di tavole.

I tre Guardiani invece, cioè coloro che cercavano di catturare la bestia per poi ucciderla, erano vestiti di orbace nero e indossavano un lungo mantello con cappuccio che copriva loro la fronte. Anche il loro viso era tinto di nero. Per catturare S’Urtzu utilizzavano robuste funi di lino, chiamate cannaos, che trasportavano sulle spalle, e grossi bastoni.

Il rito antico

Si deve a Giuseppe Secci l’esatta ricostruzione del rito antico che nei tempi andati caratterizzava su Carrasegare Antigu; grazie all’aiuto degli anziani del paese di Ardauli e all’attenta lettura di alcuni documenti in dialetto, soprattutto poesie, è riuscito a far riemergere ogni particolare della cerimonia di allora, regalando agli ardaulesi e a tutta la Sardegna uno scorcio di storia e tradizioni da non dimenticare. Vediamo insieme cosa ha ripescato dai meandri del tempo.

Pare che l’originale rituale del Carnevale di Ardauli venisse messo in atto fino ai primi decenni del XX secolo.

La mattina del Martedì grasso il suono de “su corru de su boe”, il corno del bue, riecheggiava per le vie del paese. Veniva suonato nei punti più alti del centro abitato, uno situato a est e l’altro a ovest. Aveva il compito di dare il via al rito carnevalesco che cominciava con l’accensione di un falò nella zona di San Damiano; intorno ad esso eseguivano la loro danza coloro che accompagnavano S’Urtzu, suonando strumenti a fiato simili al corno sopra citato.

Mentre la musica e i balli cominciavano a scaldare l’atmosfera, S’Urtzu iniziava la sua lotta per la libertà. Cercava di sfuggire ai tre Guardiani che lo attorniavano, ma veniva catturato con le funi e trascinato per le vie del paese fino al punto prestabilito, dove veniva legato ad un albero.

Intorno alla sua figura sofferente si ballava S’Intibidu, ballo propiziatorio accompagnato dalle parole dei Canti a Tenore del paese,  che invocavano l’arrivo della pioggia e un buon raccolto.

Finito il ballo, la povera bestia sofferente veniva nuovamente trascinata per le strade del borgo, e condotta fino in prossimità di una roccia denominata Su Crastu Mannu: qui veniva decretata la sua fine a colpi di bastone.

La corona che aveva in testa veniva posta sulla roccia e aspersa di olio, vino e sale prima d’essere bruciata. Questo ultimo gesto, che veniva messo in atto al tramonto, decretava la fine del Carnevale, e anche dell’inverno, che lasciava spazio ad una nuova rinascita accompagnata da canti in dialetto e balli.

Oggi il gruppo folkloristico di Ardauli, S’Intibidu, cerca di riproporre questo antico rito in occasione delle feste carnevalesche; lo arricchisce però con una grande sfilata, che porta ad Ardauli anche i colori di maschere e costumi di altri paesi sardi.

E infine…

Il Carnevale è molto sentito dal popolo sardo che, in occasione di rappresentazioni tipiche come quelle di Ardauli, si accalca sui lati delle strade per assistervi, nonostante ogni anno il rito rimanga invariato.

Questo è uno dei modi dei sardi di ritrovare le proprie antiche origini,  e rappresenta comunque un momento di evasione, di divertimento e allegria.

Nel Carnevale di Ardauli, come in ogni festa sarda che si rispetti, non manca l’occasione di sgranchirsi le gambe al suono della fisarmonica o di gustare i tipici dolci della zona e i vini locali.

Questa allegria contagiosa contrapposta alla drammaticità del rito antico, è un riflesso dei diversi aspetti della vita, dove si ride e si piange , dove la morte viene esorcizzata dalla rinascita e dove “l’essere insieme” è la miglior cura ad ogni male.