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carnevale di austis

Carnevale di Austis 2022

Quando si sente parlare della Sardegna, inevitabilmente il pensiero corre alla limpidezza del suo mare e al candore delle spiagge che lo accolgono.

I turisti arrivano a frotte in questa sorta di piccolo paradiso del Mediterraneo, pensando alla meraviglia delle sue coste e dei paesaggi che le circondano.

Ma questa terra sa offrire molto più di questo. La Sardegna vera si nasconde nei piccolissimi centri abitati che la caratterizzano, paesini che spesso non raggiungono neanche i mille abitanti, ma dove le tradizioni si mescolano al vivere quotidiano mostrando quello che realmente è lo spirito del popolo sardo.

Uno di questi è Austis, situato nella Barbagia di Ollolai, una delle regioni storiche dell’isola. Il suo territorio è colorato dalle miche, dai feldspati e dal quarzo del granito che fa capolino tra querce e lecci.

Se vi troverete a camminare nelle sue vie è probabile che possiate ascoltare le allegre melodie di un organetto. Qui abitano, infatti, due dei migliori organettisti sardi, Silvano e Roberto Fadda, che allietano le feste popolari con il ballo sardo tradizionale, ancora oggi immancabile protagonista delle feste in piazza in Sardegna.

Queste danze insieme alle maschere tradizionali del posto, sono protagoniste di una delle manifestazioni più sentite dagli austesi, il carnevale 2022, che rievoca riti ancestrali che lo rendono unico nel suo genere.  

Se siete pronti ad entrare in un’atmosfera che mescola antico e moderno, il mio consiglio per voi è di assistere al corteo carnevalesco austese, dove, tra il variopinto dei coriandoli e delle stelle filanti, scenderanno in strada Sos Colonganos, S’Urtzu e Sos Bardianos con tutto il loro carico di ritualità e mistero del quale quest’isola è piena.

Carnevale di Austis: tra storia e leggenda

È difficile ricostruire la storia dei carnevali sardi perché le loro origini si perdono nella notte dei tempi. Il forte legame che ancora oggi esiste, specialmente nelle zone interne, tra il popolo sardo e la Terra, ha fatto sì che, nonostante lo scorrere dei secoli, i riti propiziatori di un tempo siano arrivati ai giorni nostri, tramandati di generazione in generazione.

Oggi è soprattutto durante le feste tradizionali che riprendono vita, come accade durante il carnevale austese. Prende il via il giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, il 17 Gennaio, quando viene acceso un grosso fuoco in piazza per onorare la leggenda secondo la quale tale santo avrebbe rubato il fuoco dall’inferno per regalarlo agli uomini.

È in quest’occasione che fanno la loro prima apparizione annuale le maschere tipiche della zona, la cui origine, tuttavia, con la religione cristiana non ha nulla a che fare; richiama piuttosto antichi rituali risalenti al Neolitico, quando gli uomini danzavano per propiziarsi gli dei e ottenere un buon raccolto, ma anche l’antica lotta per la sopravvivenza  esistente tra uomo e animali.

Tali riti sono sopravvissuti sino ai giorni nostri, a volte spogliandosi di alcuni aspetti della loro anima antica senza tuttavia abbandonarla mai. È per questo che, da una trentina di anni a questa parte, un gruppo di austesi, guidati da Bobore Fadda, sta cercando di scavare nella storia per recuperare ogni particolare della maschera originale del paese, permettendo alle antiche tradizioni di riprendere tutto il loro vigore.

Le maschere tipiche di Austis e il loro simbolismo

Sos Colonganos, S’Urtzu, Sos Bardianos: questi sono i protagonisti del carnevale austese, le cui maschere di carnevale tradizionali e degne di nota, rimangono sicuramente impresse nella mente di chi le vede per la prima volta.

Sos Colonganos indossano gilets e pantaloni fatti con pelli di pecora, mentre in testa sfoggiano pelli di volpe o di martora che coprono un fazzoletto marrone. Il loro viso è nascosto da una maschera di sughero dipinta di nero che presenta una sporgenza sopra i fori fatti per gli occhi: qui vengono inseriti dei rami di corbezzolo che coprono tutta la faccia.

Sulla schiena, diversamente da molte delle altre maschere tipiche sarde, non hanno campanacci, ma ossa di animali vari che producono il suono tipico che caratterizza le loro danze. Tengono in mano forconi e bastoni.

S’Urtzu impersona la bestia che Sos Colonganos vogliono catturare. Indossa come copricapo una testa di cinghiale e il volto è completamente tinto di nero. Viene tenuto legato da Sos Bardianos, i guardiani, anch’essi col volto tinto di fuliggine, coperto da un cappuccio che fa parte dell’abbigliamento austero che li caratterizza. Tengono in mano un bastone e un corno che utilizzano per annunciare agli spettatori il passaggio delle maschere durante i cortei.

Per chi per la prima volta si approccia a queste maschere non è facile capire il simbolismo che si nasconde dietro il loro aspetto spaventoso e la loro danza peculiare. Sicuramente chi piombasse per caso nella zona durante il periodo del carnevale si troverebbe spiazzato davanti a una rappresentazione come questa che niente ha a che vedere con l’esuberanza, l’allegria e la satira che si respira nelle altre manifestazioni carnevalesche della penisola.

Il carnevale austese è infatti uno spettacolo a sé, che affascina per il senso di antico che ispira. Ciò che viene inscenato ricorda le origini di un mondo che ormai non esiste più, di un universo che credeva nella forza della preghiera, nell’esistenza di qualcosa di più grande che riusciva a rendere la nostra vita meno vuota. 

È il simbolo del legame tra uomo e natura, tra bene e male, facce della stessa medaglia che vivono in simbiosi senza rendersene conto.

La spaventosa maschera de Sos Colonganos, con le sue verdi foglie che scendono sul viso, è un segno del rispetto per il dio Toro, dio della fertilità  e della vegetazione; alle ossa che tintinnano ad ogni passo veniva attribuita la forza di scacciare via gli influssi maligni. Le ossa richiamano anche la morte, ma non una fine che non prevede un dopo: è una morte che implica una rinascita che loro auspicano con danze tribali, dove uomo e natura entrano in sintonia grazie ad un linguaggio primitivo fatto di suoni e versi che si innalzano al cielo.

Il rito del Carnevale austese

In occasione della preparazione del falò in onore di Sant’Antonio, si può assistere alla vestizione de Sos Colonganos e de S’Urtzu.

Una volta completata Sos Colonganos si piazzano intorno al fuoco e cominciano la loro danza. Si muovono in cerchio, facendo tintinnare a tempo le ossa che hanno sulla schiena, scandendo un ritmo ancestrale che inevitabilmente crea silenzio tutt’intorno. Saltano percuotendo il terreno con i bastoni, sembrano l’immagine stessa della sofferenza. E mentre loro sono concentrati su questa sorta di danza propiziatoria arriva S’Urtzu, tenuto da Sos Bardianos, che cercano di impedirgli di fuggire.

Guardiani e prigioniero vengono rinchiusi all’interno del cerchio rituale dove la personificazione della bestia, tra urla strazianti, cadrà sotto le bastonate dei suoi carcerieri fino alla morte. A questo punto il cerchio si apre, i figuranti si allontanano e l’atmosfera cambia, riempiendosi di balli, canti e profumi invitanti.

Durante il periodo vero e proprio del Carnevale, che solitamente vede protagonista il mese di febbraio, queste maschere sono solite sfilare per le vie del paese: spesso sono affiancate da altre maschere caratteristiche della Sardegna, patrimonio di tradizione e cultura senza uguali che ogni anno sta riscuotendo sempre più successo.

Se è la prima volta che assistete a carnevali di questo genere potreste trovarvi un po’ a disagio, magari anche spaventarvi per l’arrivo improvviso della bestia su di voi. Niente paura, fa parte della pantomima messa in scena, come ne fa parte anche la pioggia di crusca e grano che inonda il pubblico.

Dolci tradizionali del Carnevale di Austis

Non esiste festa in Sardegna che non si accompagni al buon cibo locale. E il carnevale di Austis non fa sicuramente eccezione. Una volta che i riti o il corteo terminano, saranno i piatti tipici della zona i protagonisti. Potrete gustare oltre ai dolci tradizionali, salsicce o porcetto sardo arrosto, zuppe di fave e il tipico bicchiere di vino locale che, ricordate, in Sardegna non si deve rifiutare mai.

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