maschere di carnevale tradizionali

Maschere di Carnevale tradizionali in Italia

Il Carnevale è un momento dell’anno in cui si riscoprono le storie risalenti al Teatro dell’Arte, alla commedia e ai burattini.

Le maschere di Carnevale tradizionali sono infatti legate all’estro di scrittori e sceneggiatori di tante epoche differenti, a partire dall’antica Roma.

Colori, espressioni e peculiarità derivano dalle caratteristiche della popolazione di ogni territorio d’origine, come se fosse una sintesi di un modo di vivere.

Ci sono personaggi inventati, ispirati ai soggetti incontrati dagli scrittori oppure frutto di approfondite osservazioni abbinate alla creatività.

Ci sono maschere di Carnevale tradizionali in ogni regione d’Italia, legate alle città e a determinate zone. Alcune sono più famose, altre meno, ma tutte contribuiscono ad animare la festa più attesa dell’anno da grandi e piccoli. Insieme alle maschere tradizionali ci sono particolari attività legate alla celebrazione del personaggio carnevalesco, rendendo la tradizione ancora più avvincente.

Le maschere regionali più conosciute

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La più popolare maschera di carnevale è sicuramente Arlecchino, molto apprezzato per i tantissimi colori che compongono, attraverso piccoli quadri, l’abito, insieme al bizzarro cappello e alla maschera posta intorno agli occhi. La tradizione attribuisce al personaggio l’origine ad un bambino bergamasco, proprio chiamato Arlecchino.

Suo conterraneo è Brighella, un servo astuto e privo di scrupoli, vestito con un mantello molto fastoso.

Bolognese è invece Balanzone, un elegante dottore che mostra la sua superbia a cui gli fa eco Tartaglia, avvocato affetto dalla balbuzie e dalla povertà di valori e contenuti.

Un particolare nome è stato attribuito alla maschera siciliana Peppe Nappa, un servo sciocco e svogliato.

Dalla Toscana, invece, e più precisamente dal Carnevale Viareggio, città carnevalesca per antonomasia, arriva Burlamacco, uscito dalla penna di un disegnatore alla ricerca spasmodica di una maschera per la città.

Non da un disegnatore, ma da uno sceneggiatore teatrale nasce Capitan Spaventa, vanaglorioso personaggio dal grande ego del carnevale ligure.

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Una storia ben diversa è quella di Cassandro, senese, vittima di burle e riapparso nei teatri dopo una lunga assenza. La sua creazione è del Cinquecento.

E dopo tanti uomini, appaiono anche le prime donne come Colombina, prima fidanzata e poi moglie di Arlecchino, contraddistinta non solo dalla bellezza, ma anche dalla furbizia. Stesse caratteristiche di Corallina una serva nata a Parigi. Con loro appare Rosaura, figlia di Pantalone, uomo che rivolgeva grandi attenzioni a Colombina.

Sulla scena delle maschere di carnevale tradizionali arriva, ancora da Bologna, Fagiolano, un popolano birichino.

Dal popolo giunge anche Gianduja, la maschera torinese amante del cibo e del vino.

La gente comune ha sempre affascinato i creatori delle maschere, come accaduto per Gioppino, un contadinotto bergamasco risalente all’Ottocento.

A Milano era stato inventato Meneghino, una figura prestata a ruoli sempre diversi, incarnando i tratti del milanese tipico, presente nelle persone di ogni ceto sociale.

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Un po’ come succede per Meo Patacca, proveniente da Roma, in particolare dal popolare quartiere di Trastevere, animato però dallo spirito del bullo. Stessa sorte per Rugantino, provocatore e insolente. Nel tempo si è trasformato nel cittadino romano assetato di giustizia.

La storia, però, ha fatto nascere nuove rappresentazioni delle maschere. Tra i più famosi alter ego di Arlecchino c’è Mezzettino.

Tra i meno noti figura Predolino, diventato celebre con il trasferimento in Francia, dove ha preso il nome di Pierrot.

Con un costume simile a quello dell’italiano più noto d’oltralpe c’è Pulcinella, truffatore napoletano.

Dalle simili caratteristiche è Scaramuccia, nato in Italia e sviluppatosi in Francia. Dalla tradizione burattinaia di Modena arriva Sandrone, un contadino ignorante e furbo. Un po’ come Stenterello, la maschera fiorentina.

Passiamo nel dettaglio ad alcune delle maschere tradizionali italiane.

Maschere di Carnevale della Valle d’Aosta

Le maschere di carnevale tradizionali della Valle d’Aosta sono le famose Landzette. Sono fatte di legno e cartapesta, mentre i costumi ricordano le uniformi indossate dai soldati di Napoleone durante il loro passaggio in questa regione per motivi bellici. Queste maschere locali rappresentano una vittoria del popolo sull’esercito di Napoleone, e sono indossate durante le celebrazioni del Carnevale in Valle d’Aosta. Le maschere sono tipicamente grandi e colorate, e spesso hanno lunghi nasi che ricordano quelli degli animali. Le Landzette sono una tradizione molto amata in Valle d’Aosta che porta un sorriso a qualsiasi festa di Carnevale.

Maschere di Carnevale tradizionali piemontesi

Alcune delle maschere di Carnevale più iconiche e conosciute in Italia provengono dalla regione Piemonte. Queste maschere sono spesso grandi, dai colori vivaci e con disegni intricati. Il tipo più popolare di maschera di Carnevale piemontese è quella del “buffone”. Altre maschere comuni sono quelle che rappresentano animali, come lupi, orsi e polli.

Queste maschere sono spesso realizzate in cartapesta o altri materiali che possono essere modellati nella loro forma. Sono poi dipinte e decorate con una varietà di abbellimenti come piume, paillettes e perline. L’effetto complessivo è spesso piuttosto sorprendente e festoso.

Gianduia, la maschera più conosciuta del Carnevale in Piemonte

Il personaggio che rappresenta più di tutti una maschera di Carnevale piemontese si chiama Gianduja. Un cavaliere elegante, originario del popolo, dotato di intelligenza e furbizia. Ama il buon vino e lo stare a tavola, e si contraddistingue per il senso di giustizia, schierandosi sempre con le persone deboli. Questa maschera del Carnevale piemontese è una delle più raffinate negli abiti.

Giacometta, la moglie di Gianduja

La Giacometta è una tipica maschera di carnevale piemontese, tradizionalmente fatta di cartapesta. La caratteristica più distintiva delle maschere di Giacometta è il loro naso grande e bulboso.

La moglie di Gianduja è anche un personaggio molto popolare nella regione Piemonte. È spesso ritratta come una strega o una vecchia, e il suo nome deriva dalla parola per “strega” nel dialetto locale.

Giacometta è tipicamente raffigurata mentre indossa uno scialle o una sciarpa sulla testa, e il suo viso è spesso dipinto con rughe e verruche. Spesso porta una scopa o altri strumenti di pulizia, simboleggiando il suo ruolo di casalinga. Mentre Gianduja è il più popolare dei due personaggi, questi non sarebbe completo senza sua moglie.

I due sono spesso visti insieme durante le feste di carnevale e altre celebrazioni, e i loro personaggi forniscono un contrasto tra giovani e vecchi.

Maschere di Carnevale della Liguria

Risposta: Le maschere di carnevale liguri sono una bellissima tradizione che risale al XVIII secolo. Sono realizzate in cartapesta e sono di tutte le forme e dimensioni, dagli animali ai personaggi dei cartoni animati alle maschere tradizionali. La parte migliore del carnevale è l’atmosfera di festa e di gioia che riempie l’aria. Non c’è niente di meglio che camminare per le strade ed essere sommersi da coriandoli colorati mentre tutti intorno a voi ballano e ridono! È sicuramente una festa da non perdere.

Cicciolin

Il Marinaio Cicciolin è una maschera di Carnevale molto popolare nella città di Savona, in Italia. La maschera è realizzata con diversi materiali, tra cui cartapesta, tessuto e pittura. Il disegno della maschera varia a seconda dell’artista, ma in genere è caratterizzato da un grande naso, occhi larghi e una lunga barba.

Il Marinaio Cicciolin è tradizionalmente indossato dagli uomini, anche se a volte anche le donne indossano la maschera.

Si dice che la maschera di carnevale rappresenti un marinaio naufragato e portato a riva. Di carattere abbastanza chiuso e burbero ma anche molto generoso, è rappresentato con tre collane al collo: una verde, una marrone e una azzurra a simboleggiare le colline, la terra e il mare della Liguria.

Cicciolin in italiano significa “piccolo”, spesso usato come soprannome per i bambini. La maschera di Carnevale è un simbolo popolare della storia e della tradizione marittima di Savona.

Capitan Spaventa (o Capitan Fracassa)

Capitan Spaventa è una delle figure più iconiche delle celebrazioni carnevalesche della Liguria.

Conosciuto anche come Capitan Fracassa, questo allegro personaggio è tipicamente rappresentato come un marinaio ubriaco, con una bottiglia di vino in una mano e una spada nell’altra. Spesso indossa un costume dai colori vivaci e una maschera con un grande naso.

Le origini di Capitan Spaventa sono piuttosto misteriose, ma si pensa che rappresenti lo spirito di baldoria e di eccesso che caratterizza il Carnevale. Oggi, questa amata figura può essere vista in tutta la Liguria durante il periodo di Carnevale, portando risate e buonumore a tutti coloro che lo incontrano.

Capitan Spaventa è anche famoso per le storie fasulle che racconta sulle sue fantomatiche avventure.

Baciccia della Radiccia

Se siete mai stati a Genova durante il periodo di Carnevale, avrete sicuramente visto alcune delle maschere iconiche del Paese.

Tra le più popolari c’è Baciccia della Radiccia, una maschera tradizionalmente indossata dai pescatori della Liguria nord-occidentale.

Il nome della maschera deriva dalla parola italiana “cavolo” e si dice che rappresenti le molte verdure che un tempo erano un alimento base della dieta ligure.

La Baciccia della Radiccia è tipicamente realizzata in cartapesta e dipinta con colori vivaci. Ha un naso grande, guance bulbose e un ampio cipiglio, che si dice rappresenti le dure condizioni che i pescatori spesso affrontano in mare.

Sebbene le origini del personaggio non siano chiare, se ne vedrete una durante le celebrazioni del carnevale di quest’anno, vi farà sicuramente sorridere.

Maschere di Carnevale della Lombardia

Tra le maschere di Carnevale lombarde, spunta quella milanese di Meneghino. Si tratta di un servo con modi rozzi e piuttosto ignorante, ma nel tempo si evolve e fa emergere il buon senso e l’onestà.

Un po’ come accade per la maschera di carnevale piemontese, Meneghino è abituato a schierarsi con il popolo, lottando per i diritti e la giustizia. Incarna i tipici tratti della società milanese, abituata a parlare vantandosi.

A fare la parte del leone per le maschere di Carnevale in Lombardia è Bergamo, città natale del famosissimo Arlecchino, figlio del popolo, intelligente, furbo e sempre pronto a fare scherzi a tutti, tanto da farsi odiare.

Ha sempre fame. Nella sua storia ci sono gli intrecci con Venezia, facilitati dall’appartenenza di Bergamo alla repubblica veneta.

A Bergamo c’è anche Brighella, un capo servitù che usa la sua astuzia per anteporsi ad Arlecchino. Ossequia i padroni, mentre imbroglia tutti quelli che può. I lombardi sono tra le maschere di carnevale tradizionali più rappresentate a teatro e negli spettacoli di burattini.

Arlecchino

Arlecchino è una maschera che è spesso associata al carnevale lombardo. La maschera è tradizionalmente bianca e nera, e copre l’intero viso.

Arlecchino è tipicamente raffigurato come un personaggio giocoso che è noto per le sue abilità acrobatiche e buffonate comiche.

È spesso visto come una figura ingannatrice, e la sua natura maliziosa è spesso usata per aggiungere eccitazione al procedimento del Carnevale.

Mentre Arlecchino può sembrare niente più che un pezzo di folklore tradizionale, è in realtà un importante simbolo dello spirito della festa in maschera. Attraverso le sue scappatelle birichine, Arlecchino incarna l’atmosfera festosa del carnevale e ci ricorda che la vita dovrebbe essere goduta al massimo.

Brighella

Brighella è una maschera che si vede spesso nel Carnevale lombardo. È un uomo tarchiato con un grande naso, e di solito è vestito con un mantello verde o rosso.

Brighella è noto per essere veloce e dalla lingua tagliente, ed è spesso visto prendere in giro le altre persone. È anche noto per essere un po’ un “trickster”, ed è spesso visto fare scherzi agli altri.

Nonostante la sua natura birichina, questa maschera tradizionale lombarda è di solito un personaggio bonario, ed è spesso visto come l’anima della festa.

Maschere del Carnevale veneto

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La bellezza è donna, ben rappresentata da Colombina, una servetta molto graziosa, astuta e vivace.

Si presenta come una persona molto affezionata alla signora per cui presta servizio, ma tiene comportamenti civettuosi con gli uomini, parlando troppo e raccontando bugie. Le maschere di Carnevale venete si uniscono per costruire una storia avvincente.

Pantalone, un mercante veneziano noto per la sua immensa ricchezza, è vecchio e avaro, ma dedica molte attenzioni a colombina. Le tenta tutte per conquistare il cuore della bella serva, che si fidanza con Arlecchino, finendo per sposarlo.

Pantalone e Colombina sono le maschere tipiche del Carnevale di Venezia.

Colombina

Colombina è una maschera indossata durante il Carnevale veneziano. È tipicamente bianca, con punti neri intorno agli occhi e sulla fronte. Questa maschera copre tutto il viso, dall’attaccatura dei capelli al mento.

È spesso decorata con piume, paillettes o altri materiali che riflettono la luce.

Il nome “Colombina” deriva dalla parola italiana “colomba”, che è anche la mascotte di Venezia.

Questo genere di maschere sono tipicamente indossati da donne, e sono destinate a rappresentare bellezza e astuzia.

Oltre ad essere popolare a carnevale, le maschere Colombina sono anche indossati in produzioni teatrali e altri spettacoli pubblici.

Pantalone

Durante il carnevale veneziano, una delle maschere più popolari è Pantalone, un uomo anziano con un naso adunco e una grande pancia. Viene spesso mostrato vestito con un abito rosso o verde con calze gialle. Il suo nome deriva dalla parola italiana “pantaloni”.

Pantalone è noto per essere avido e spilorcio. È spesso ritratto come un avaro che accumula il suo denaro ed è riluttante a spenderlo per qualcosa. È anche noto per il suo spirito acuto e il suo temperamento veloce.

Questa maschera del Carnevale veneto è un personaggio popolare nella commedia dell’arte, ed è stato interpretato da molti attori famosi nel corso degli anni.

Maschere dell’Emilia Romagna

Balanzone

Il carnevale di Bologna è una tradizione secolare che culmina in una grande sfilata di maschere e costumi stravaganti. Una delle maschere più iconiche indossate durante il Carnevale è sicuramente Balanzone. Questa maschera presenta un lungo naso, denti prominenti e sopracciglia selvagge. L’effetto complessivo è sia comico che sinistro.

Le origini di Balanzone sono incerte: il personaggio si presenta come tuttologo, infatti sa parlare di qualsiasi argomento e sa tutto. Caratteristiche che lo rendono pedante e lo portano a brontolare molto spesso.

Tra le maschere di carnevale dell’Emilia Romagna è proprio Balanzone a prendere in giro la saccenza tipica di una certa categoria di persone della società locale.

Fagiolino

Fagiolino Fanfani (questo il suo nome per intero) è l’unica maschera che proviene dal sottoproletariato della periferia urbana di Bologna. Rappresentata solo sul palcoscenico delle marionette, questo particolare personaggio non conosce lo stile di vita della società formale; è stato reso famoso grazie a Cavazza con i suoi divertenti spettacoli per bambini nelle feste di tutta Italia durante il 19° secolo fino a quando il figlio Pippo Cuccoli ha preso il posto del padre per continuare la tradizione di famiglia.

Fagiolino incarna tutto ciò che troviamo nei quartieri poveri – fame e povertà in primo luogo! Il suo nome potrebbe derivare da “faggio” (il legno) o forse anche solo da fagiolo e sembra che appaia spesso all’ora del pasto, quando si cena solo con i legumi…

Maschere di Carnevale in Toscana

Le maschere di Carnevale della Toscana sono personaggi che hanno caratteri e costumi fissi e sono diventate parte integrante della tradizione toscana. Tra queste, due delle più famose sono Stenterello e Burlamacco.

Stenterello è una maschera tipica del Carnevale di Firenze, ultima maschera della commedia dell’arte antica. È magro e sparuto, e si dice che sia cresciuto a stento, proprio come l’attore fiorentino che l’ha ideato, Luigi del Buono. Stenterello è dotato di arguzia e saggezza, e nonostante le avversità della vita, riesce a superarle grazie all’ottimismo che lo caratterizza.

Burlamacco è invece una maschera originaria della parte costiera toscana, ed è diventata la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio. La sua maschera è un collage di elementi di altre maschere famose, come il cappello di Rugantino, il mantello tipico di Balanzone, il costume a scacchi che ricorda quello di Arlecchino e la gorgiera bianca tipica di Capitan Fracassa.

Inoltre, secondo diverse ricerche, le maschere di Carnevale della Toscana nascono nel 1500, quando il teatro diventa meno elitario e dà spazio a rappresentazioni più popolari. Tra queste maschere, oltre a Stenterello e Burlamacco, ci sono anche Arlecchino, Pulcinella e altri personaggi famosi della commedia dell’arte.

Maschere di Carnevale del Trentino

Il Trentino Alto Adige è una regione che vanta una forte tradizione carnevalesca, con maschere e costumi tipici che variano da paese a paese. Una delle maschere più famose della zona è il Basa-Done, un folletto scherzoso che era usato come spauracchio per le fanciulle di un tempo e che oggi è presente nelle sfilate allegoriche di Predazzo durante il Carnevale trentino. Altre maschere tipiche del Trentino Alto Adige sono il bufon, il laché, il marascons, l’om dal bosch, il coscrit te ceston e gli arlechins e i lonc di Moena.

Il Carnevale in questa regione è una festa molto sentita, con sfilate di elaborati carri allegorici, balli, spettacoli teatrali e maschere in legno e vecchi costumi, spesso ispirati alla tradizione popolare. Con il miglioramento delle condizioni economiche delle famiglie, il Carnevale ha subito un cambiamento, con i paesi e le associazioni locali che organizzano sempre più attivamente i festeggiamenti, coinvolgendo bambini e adulti non solo nelle abbuffate carnevalesche, come la maccheronata e la bigolata, ma anche nelle sfilate di maschere e carri.

Maschere di Carnevale del Friuli Venezia Giulia

In Friuli, una regione del nord Italia, esistono alcuni carnevali e maschere caratteristiche dei borghi montani delle Alpi e Prealpi carniche. Ad esempio, i Blumari, che si trovano nell’Alta Val-Natisone, sono giovani maschi celibi che indossano abiti bianchi, campanacci e cappelli intrecciati e percorrono un tragitto sulla neve e sul ghiaccio per propiziare un buon raccolto. A Timau, invece, ci sono gli Jutalan e i Maschkar, figure che hanno il volto e le mani ricoperte di fuliggine e che indossano camicie a quadri, pantaloni di velluto e grossi calzettoni di lana.

Nel Parco Naturale delle Prealpi Giulie vive una comunità di antiche origini slave che conserva ancora oggi la lingua, la cultura e le tradizioni. Questo Carnevale del Friuli chiamato “Pust” in resiano, è uno dei momenti più importanti dell’anno per questa comunità. Durante la festività, le donne indossano abiti tradizionali e i giovani maschi si travestono da “Kurenti“, figure demoniache con pelli di animali, campanacci e corna. Il Carnevale di questa comunità è anche caratterizzato da danze, musica e canti tradizionali.

Maschere di Carnevale del Lazio

Il Carnevale di Roma ha una forte connessione con la religione, ma anche con la cultura pagana dei Saturnali, feste in onore del dio Saturno durante le quali gli antichi romani si divertivano e mangiavano. Oggi, la città è ancora piena di maschere carnevalesche che rappresentano personaggi tipici, come quelli tratti dalle commedie latine di Plauto o dalla Commedia dell’Arte, come Rugantino, Meo Patacca, Mannaggia La Rocca e Cassandrino, il nobile credulone.

Rugantino

Rugantino è probabilmente la maschera più famosa del Carnevale di Roma ed è stata interpretata da numerosi famosi attori romani, come Nino Manfredi, Enrico Brignano, Enrico Montesano, Valerio Mastandrea e Michele La Ginestra. Rugantino rappresenta il tipico bullo di Trastevere ed è caratterizzato dall’arroganza, ma è anche un uomo buono che sa farsi voler bene.

Meo Patacca

Meo Patacca è una maschera della Commedia dell’Arte romana, originaria del quartiere di Trastevere. È conosciuta per essere un attaccabrighe sempre pronto a scontrarsi, ma alla fine è un uomo buono che lotta per la giustizia. Il suo nome deriva dal modo in cui si indicava la paga dei soldati (chiamata patacca). Meo Patacca è spesso rappresentato come un uomo robusto e muscoloso, vestito con abiti semplici e spesso con un cappello a larghe tese. È un personaggio comico e divertente, ma anche coraggioso e leale. Nonostante il suo carattere impulsivo, Meo Patacca è anche un uomo onesto e leale, che lotta per ciò in cui crede. Spesso è il compagno fedele di Rugantino, aiutandolo nei suoi scontri e nella sua lotta contro l’ingiustizia.

Cassandrino

Cassandrino è una maschera della Commedia dell’Arte romana, conosciuta per essere un nobile credulone. Ciò significa che è facilmente ingannato e crede facilmente alle bugie e alle false promesse degli altri. Nonostante la sua ingenuità, Cassandrino è anche un personaggio comico che suscita divertimento nei suoi spettatori. È spesso rappresentato come un uomo ricco e ben vestito, ma anche un po’ impacciato e goffo.

Maschere di Carnevale delle Marche

Le Marche sono una regione d’Italia con una forte tradizione carnevalesca. Ecco alcune delle maschere più famose della regione:

  • Mosciolino è una maschera tradizionale del Carnevale delle Marche, il cui nome deriva dal fatto che era solito mangiare i moscioli, una specie di mollusco. Secondo la leggenda, Mosciolino era un ragazzo senza famiglia che viveva lungo la spiaggia di Ancona e che un giorno, durante il carnevale, decise di seguire uno dei carri sfilanti, il carro di Nettuno. Fu scambiato per una maschera e da quel giorno in poi divenne famoso e imitato da tutti.
  • Lu guazzaró è una maschera indossata durante il carnevale di Offida. Deriva dall’abbigliamento che i contadini utilizzavano per svinare e pulire le botti. La maschera rappresenta quindi l’abbigliamento da lavoro dei contadini.
  • Lu sfrigne è un’altra maschera tradizionale del Carnevale di Ascoli Piceno, il cui nome deriva dal dialetto locale e significa “sfrigolare” o “sciacquare”. La maschera rappresenta quindi un personaggio legato all’acqua e al mare.
  • El Vulon è una maschera tipica del Carnevale di Fano, una delle città simbolo del Carnevale marchigiano. La leggenda narra che la maschera nacque durante il periodo in cui Napoleone Bonaparte imperversava in Italia e promulgava le sue leggi con degli editti letti in piazza. Gli editti erano introdotti dalle parole “Nous Voulons” e da qui deriva il nome della maschera.

In conclusione, le maschere di carnevale delle Marche sono una parte importante della tradizione della regione e ognuna di esse ha una storia e un’origine unica.

Maschere di Carnevale in Umbria

Le maschere di carnevale tradizionali in Umbria sono state riscoperte negli ultimi anni, ma hanno origini molto antiche, che risalgono al lontano Cinquecento. Una delle maschere più famose è il Bartoccio, che è comparsa per la prima volta in un testo nel 1521. Il Bartoccio viene considerato una delle maschere più famose del carnevale umbro ed è conosciuto per il suo ingresso trionfale a Perugia durante il carnevale, insieme a sua moglie Rosa, a bordo di un carro trainato da buoi. Il Bartoccio suona, balla e canta durante il suo sfilare lungo Corso Vannucci, gettando in mezzo alla folla fogli con sue satire e attacchi politici. Oltre al Bartoccio, ci sono altre maschere di carnevale tradizionali in Umbria ma hanno un valore decisamente minore.

Maschere di Carnevale della Campania

Il Carnevale della Campania è una festa mascherata che appassiona adulti e bambini. Una delle maschere più iconiche del Carnevale italiano è quella di Pulcinella, un simbolo di Napoli che rappresenta il carattere napoletano sia nei suoi aspetti positivi che negativi. Pulcinella ha origini nella Commedia dell’arte e poi è diventato uno dei personaggi più importanti del teatro dei burattini, conosciuto come un anti-eroe ribelle e irriverente che affronta le difficoltà della vita quotidiana. Altre maschere campane sono Tartaglia e Scaramuccia, entrambe derivate dalla Commedia dell’arte. Tartaglia è un personaggio goffo e corpulento, afflitto da balbuzie e miopia, il cui costume originario era composto da un abito verde a strisce gialle, un ampio collare bianco e occhiali verdi. Scaramuccia è una maschera fanfarona e vanagloriosa, originaria di Napoli, che indossa un’uniforme nera come gli spagnoli di stazionamento a Napoli.

Maschere di Carnevale in Puglia

Le maschere di carnevale in Puglia sono una parte importante della tradizione della regione e rappresentano i vizi e le virtù della società pugliese. Una delle maschere più conosciute è Lu Pagghiùsë, un personaggio a metà strada fra un menestrello, un giullare e un contadino, che porta con sé la bisaccia e il cupa-cupa, uno strumento musicale antico legato alla tradizione contadina. Un’altra maschera nota è U titoru, il cui nome deriva dal termine pugliese per “titolare”, ovvero il proprietario di un negozio o di un’attività commerciale. La maschera rappresenta un personaggio avido e avaro, che simboleggia le negatività dell’avidità e dell’egoismo.

Un’altra maschera famosa è Farinella, originaria del Carnevale di Putignano. Questa maschera ha l’aspetto di un giullare, con un abito colorato come quello di Arlecchino e un cappello a due punte con sonagli allegri alle estremità. È un giullare e un uomo di pace. Infine, c’è Ze Peppe, una maschera che rappresenta un contadino o un pastore della Puglia. Porta con sé una bisaccia e un bastone e simboleggia la semplicità e la saggezza della vita contadina.

In conclusione, le maschere di carnevale in Puglia sono una parte importante della tradizione della regione e rappresentano i vizi e le virtù della società pugliese. Ognuna di esse ha una storia e un significato specifici, che vanno dalla passionalità di Lu Pagghiùsë alla saggezza della vita contadina di Ze Peppe.

Maschere di Carnevale in Sicilia

Le maschere di Carnevale in Sicilia sono una tradizione molto importante nella regione, che vengono indossate durante i festeggiamenti di Carnevale di anno in anno. Le maschere siciliane sono conosciute per la loro originalità e peculiarità, con ogni evento che si caratterizza per i suoi personaggi e le sue caratteristiche.

La maschera di Peppe Nappa è una delle maschere siciliane di Carnevale più famose, conosciuta anche per avere il suo inno proprio. Il suo nome, “Peppe Nappa”, significa letteralmente “Giuseppe toppa nei pantaloni” e la sua origine è legata alla festa del Carnevale, molto amata in Sicilia.

Peppe Nappa è la maschera simbolo del Carnevale di Sciacca, dove viene sempre presente su un carro fuori concorso che apre il corteo. Durante i giorni di festa, la maschera diventa simbolicamente il sindaco di Sciacca, e al termine della festa il suo carro viene bruciato in un rituale chiamato “Rogo di Peppe Nappa”.

Un’altra maschera famosa in Sicilia è il “Mastro di Campo”, che viene utilizzata durante la festa del Carnevale a Mezzojuso. Questa figura principale indossa un pantalone rosso sostenuto da una cintura tricolore, una camicia bianca e un mantello rosso, con una maschera rossa sul volto. Questa maschera racconta in forma di pantomima le imprese medievali e le storie d’amore legate a Garibaldi e ai Mille.

In generale, il Carnevale è molto amato in Sicilia, con alcune delle maschere più famose che hanno un legame speciale con i territori che le hanno create. Vengono celebrate come simboli di rinascita e gioia, e con i loro colori e caratteristiche, riescono a far sorridere sia gli adulti che i bambini.

Maschere di Carnevale tradizionali in Abruzzo

La storia del carnevale abruzzese ha radici nella tradizione popolare e nella vita semplice dei contadini. Come in altre regioni d’Italia, anche l’Abruzzo ha le sue maschere specifiche. Una di queste è Frappiglia, un saggio contadino che vive in un ambiente semplice. Il suo nome deriva da due parole dialettali, “fra” che significa fratello e “piglia” che significa prendere, e rappresenta l’accoglienza e la gentilezza degli abruzzesi. Secondo la tradizione, Frappiglia, affamato, fa un patto con il diavolo, cedendo la sua anima in cambio di un piatto di pasta. Tuttavia, prima di morire, fa testamento davanti a un notaio e a rappresentanti dell’inferno e del paradiso, dichiarandosi erede della sua vita e ottenendo così il suo ritorno alla vita.

Un’altra maschera del carnevale abruzzese è Patanello, simbolo del carnevale di Francavilla al Mare. Si dice che Patanello fosse un ciabattino vissuto alla fine del XIX secolo, conosciuto come “zì Patane”, un uomo molto eccentrico e dotato di grande carisma. Famoso per i suoi scherzi, amava trascorrere il tempo con gli amici, bere e divertirsi nelle osterie.

Un altro protagonista del carnevale abruzzese è il Pulcinella d’Abruzzo, che differisce da quello napoletano. Indossa un abito bianco con il viso colorato o truccato e un cappello conico alto da 70 a 100 cm, decorato con vari colori.

Maschere di Carnevale in Molise

Il Diavolo di Tufara è una maschera zoomorfa tradizionale del Carnevale di Tufara, originaria del piccolo paese di Tufara. La maschera viene utilizzata durante le celebrazioni del Carnevale e viene descritta come un personaggio che si muove con acrobazie sfrenate tra le vie del paese. La maschera ha una storia antica e si ritiene che rappresenti la passione e la morte di Dioniso, il dio della vegetazione. Tufara è nota per le celebrazioni del Carnevale e il Diavolo di Tufara è una delle maschere più importanti e attese durante questa festività.

Inoltre, il Carnevale in Molise include anche altre maschere tradizionali, come i tre folletti, l’Uomo-cervo, la Donna-cervo e Martino di Castelnuovo al Volturno, e l’Uomo-orso di Jelsi. Queste maschere sono legate al folclore arcaico della regione e vengono utilizzate durante le celebrazioni del Carnevale in diverse località della regione. Inoltre, durante il Carnevale di Campuasciano, vengono utilizzate anche altre maschere tradizionali, come quelle dei briganti, che rievocano le storie dei briganti e gli anni in cui si combatteva contro l’unità d’Italia, e Verde Auliva, una maschera che simboleggia il richiamo alla tradizione rurale e contadina.

Maschere di Carnevale in Calabria

Il Giangurgolo è una maschera tradizionale del Carnevale in Calabria, caratterizzata da una maschera rossa con un naso di cartone, un cappello a forma di cono, un colletto alla spagnola arricciato, un corpetto a righe rosse e gialle, calzoni rossi e gialli, calze bianche o rosse e gialle, e un cinturone con una lunga spada. Secondo la leggenda, la maschera rappresenta una persona reale di Catanzaro chiamata Giovanni, che prende il nome di Alonso Pedro Juan Gurgolos in onore di uno spagnolo a cui ha salvato la vita. Giangurgolo è conosciuto per il suo atteggiamento arrogante e spavaldo verso le persone umili, ma riverenza e umiltà davanti a chi rappresenta un pericolo. Tende a essere deriso a causa del suo aspetto fisico e per la sua tendenza a dire bugie, anche a se stesso.

Maschere di Carnevale in Basilicata

Il Carnevale in Basilicata può essere considerato una delle manifestazioni folkloristiche più importanti del sud Italia. Ciò che rende questo evento così particolare sono le sue maschere tipiche: il Rumita, l’Urs e la Quaremma.

Il Rumita è un personaggio dalle origine incerte, molti raccontano di aver visto uno spirito francescano che trascorreva la sua vita isolata dalla società, altri narrano le vicende di un uomo, completamente ricoperto di foglie d’edera, che vagava per le strade del paese alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Oggi, il Rumita è divenuto il tramite di un messaggio ecologista universale: ripristinare l’antico rapporto con la Terra al fine di rispettare le generazioni successive.

Ugualmente importante è la maschera dell’Urs, orso nel dialetto locale. Secondo l’antica tradizione locale, questa veniva usata per vendicarsi di un torto subito. Nel secondo dopoguerra, anche questa figura ha cambiato completamente significato. Oggi, infatti, rappresenta l’emigrante satrianese di ritorno in Basilicata dopo essersi arricchito.

L’ultima fra le tre maschere tipiche del Carnevale satrianese è la Quaremma, ovvero la Quaresima. Nonostante possa essere interpretato anche da maschi, questo costume raffigura è una donna vestita di nero con un smorfia rossa disegnata dalla bocca. Questa sfila per le vie della città cantando una bella filastrocca e piangendo per la fine del Carnevale.

Maschere di Carnevale in Sardegna

Il Carnevale è ormai alle porte e anche la Sardegna, proprio come ogni anno, si prepara ad innumerevoli eventi e feste. Proprio come qualsiasi altra regione d’Italia, anche l’isola con capoluogo Cagliari propone diverse maschere, affascinanti e spesso fortemente legate alle tradizione locale. Quella principale è sicuramente Su Battileddu, la maschera tipica del Carnevale di Lula. Questa è legata a un significato macabro, in quanto rappresenta la vittima sacrificale del Carnevale, attorno al quale si muovono le altre maschere, desiderose di ucciderlo.

Ugualmente importanti sono le maschere di S’Urtzu e Sos Colonganos, espressioni tipiche del Carnevale di Austis, Sos Colonganos. Simili alle altre maschere della barbagia, queste sono impreziosite campanacci di ferro e ossa di animali, il cui movimento produce un suono sordo e cupo.

Originarie del Carnevale di Fonti sono, invece, le maschere di Urthos e Buttudos, le quali mettono in scena la classica lotta tra il bene e il male. S’Urthu tenta di scappare e di liberarsi, mentre Sos Buttudos cercano di domarlo.

Il Carnevale sardo non può essere celebrato senza Mamuthones e gli Issohadores. Questi ultimi sono coloro che cercano di tenere a bada i Mamuthones di Mamoiada, personaggi che indossano maschere nere di legno, pelli di pecore e pesanti campanacci sulla schiena. 

Un’ultima, ma non meno importante, maschera di Carnevale della Sardegna è il personaggio noto come Su Bundu, principale simbolo del Carnevale di Orani. Questo costume raffigura un contadino vestito con abiti umili e caratterizzato da un naso particolarmente prominente e simboleggia il forte legame che lega l’intera provincia di Nuoro all’agricoltura.

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