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Carnevale di Cuglieri 2022

Su Componidori, S’Urtzu, Su Battileddu; e ancora Mamuthones, Issohadores, Boes e Merdules. Se avete almeno sentito pronunciare questi nomi sicuramente siete stati in Sardegna o avete sentito parlare del Carnevale sardo. Queste infatti sono solo alcune delle maschere tradizionali tipiche di questa splendida isola del Mediterraneo, la maggior parte delle quali, specialmente quelle che ritroviamo nei centri dell’entroterra, incarnano figure zoomorfe che eseguono propiziatori riti ancestrali.

Tra le tante ce n’è una in particolare che non conoscevo e che mi ha incuriosita parecchio. Si discosta da quelle più note per i tenui colori del suo costume e per la peculiarità degli ornamenti che lo completano. Sto parlando de Sos  Cotzulados di Cuglieri che caratterizzano il Carnevale 2022 di questo borgo storico che profuma di mare.

Ci troviamo nel versante occidentale dell’isola, in provincia di Oristano, nella regione storica del Montiferru. La zona è ricca di bellissime spiagge, resti archeologici risalenti all’età del bronzo, al periodo fenicio-punico e a quello medioevale.

Anche qui, come nella maggior parte dei paesi sardi, le tradizioni sono molto sentite. La spettacolarità che le contraddistingue richiama spettatori da ogni dove, affascinati da un mondo antico che in queste strade pare rivivere.

Tra i riti più apprezzati dai turisti troviamo quelli che interessano la settimana santa che inscenano la Crocefissione del Cristo con tutto il suo carico di drammaticità.

Molte persone, tuttavia, affollano le vie di questa cittadina anche in occasione delle diverse sagre che interessano il suo territorio e del carnevale, molto apprezzato sia per il suo aspetto simbolico, che per l’allegria e gli spettacoli che ruotano intorno alle maschere tipiche del posto. Infatti non è solamente il loro sfilare che richiama il pubblico ma anche i balli tradizionali e le immancabili corse dei cavalli, protagoniste in molte delle manifestazioni sarde.

Breve storia del Carnevale di Cuglieri

La maschera de Sos Cotzulados è stata riesumata solamente da alcuni anni, grazie all’interessamento del coro “Su Cuncordu” di Cuglieri. Per farlo ci si è basati su dei testi risalenti al Settecento, dove il poeta gesuita Bonaventura Licheri, in visita a Cuglieri in occasione della festività di Sant’Antonio Abate, descriveva questa maschera nella poesia “Curulis Nova Sant’Antoni in s’hierru” .

Dopo un attento studio, atto, tra le altre cose, anche a verificare l’autenticità dei manoscritti menzionati, nel Febbraio del 2006 la maschera è stata presentata alla popolazione del borgo. Da allora è diventata il simbolo del Carnevale cuglieritano, che caratterizza con il suono delle tante conchiglie che ricoprono il suo corpo. Sfila tra coriandoli e allegria, felice di rappresentare quel paese che pareva averla dimenticata.

Sos Cotzulados

Il nome stesso di questa maschera rimanda alle conchiglie che ricoprono la maggior parte di essa, valve che nel dialetto cuglieritano vengono chiamate cotzulas. Per creare tale costume, che riprende le diverse sfumature del bianco, si utilizzano pelli di capra o vitello, in passato anche di muflone e volpe, che, secondo la poesia sopracitata, andrebbero indossate appena scuoiate.

In testa Sos Cotzulados sfoggiano, contrariamente al resto delle maschere isolane, un unico corno, situato in prossimità della fronte, tra le varie pellicce che ricoprono il capo; per molti etnologi dovrebbe rappresentare la cornucopia, cioè il simbolo dell’abbondanza.

Indossano mantelli di conchiglie che coprono tutto il busto, sia davanti che dietro: sono questi i responsabili del suono apotropaico del rito antico.

Le conchiglie potrebbero rappresentare la vicinanza del paese al mare, ma anche essere il simbolo della fecondità e della sessualità. Erano molto utilizzate nell’antichità per auspicare la rinascita che conseguiva alla morte e come tali inserite in molte sepolture.

Questo porta a dire che anche quello rappresentato da Sos Cotzulados fosse un rito che celebrava una rinascita

Il loro volto è ricoperto di ocra gialla il che ha fatto sbizzarrire gli esperti in materia che ancora oggi si interrogano sul significato di questa tintura; nasce semplicemente perché la zona abbonda di alcune varietà di argille che danno questo colore o forse richiama il giallo cerimoniale, simbolo del lutto, adoperato dalle antiche popolazioni sarde? O magari è solo un riferimento alla divinità, visto che era l’oro che rappresentava gli dei nell’antichità; se fosse quest’ultimo il motivo di questa pittura peculiare che tali maschere sfoggiano sul volto andrebbe anche rivisto il simbolismo del corno sulla fronte in quanto potrebbe essere pure questo un richiamo al divino.

Quale sia il vero significato di questo colore o dei diversi elementi che costituivano il costume di questa figura antropomorfa non ci è dato sapere. L’unica cosa certa è la sua origine antica provata anche dai racconti tramandati di padre in figlio.

Tuttavia, dai ricordi dei più anziani del paese pare che questa non fosse l’unica maschera che caratterizzava le manifestazioni carnevalesche della loro infanzia. Ve ne era un’altra che l’affiancava.

La chiamavano S’ursu ballerinu (l’orso ballerino). Dicono fosse vestito di pelle bianca, avesse il volto ricoperto da una maschera nera con un muso molto pronunciato e una campana sul petto. Veniva trascinato in mezzo alla folla da altre due figure vestite di stracci tramite una catena fissata al collare che la povera bestia doveva portare.

I festeggiamenti del Carnevale a Cuglieri

Il Carnevale di Cuglieri è un evento molto atteso dai cuglieritani e anche dalle popolazioni  limitrofe.

Comincia il Giovedì Grasso, con la sfilata dedicata ai bambini: un tripudio di colori, coriandoli e trombette. A questa segue quella del sabato, che vede scendere per le vie del paese, oltre alle maschere tipiche di Cuglieri, carri allegorici e i costumi dei diversi comuni del Montiferru. È completamente dedicata ai soli costumi e carri locali invece quella del Martedì Grasso, quando, tra balli, canti e rituali religiosi, si può assistere anche all’esibizione delle pariglie, gran richiamo per gli amanti dell’ippica.

E, al termine delle diverse manifestazioni, balli e tippulas per tutti, tra il borbottio delle conchiglie e il profumo del mare.

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