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Carnevale di Bosa Sardegna

Carnevale di Bosa 2023, il più antico di Sardegna

Cinta d’ulivi, in mezzo alla verzura,

carezzata del Temo, al mar vicina,

s’adagia Bosa in delicata altura

sotto il fiero castel dei Malaspina.

Con queste parole nel 1895, Enrico Costa, importante scrittore sardo, descriveva Bosa, pittoresco borgo della Sardegna, situato in provincia di Oristano.

Stiamo parlando di una delle mete turistiche sarde più apprezzate, soprattutto da coloro che non si accontentano del sole e del mare, ma che, del luogo di villeggiatura scelto, vogliono assaporare anche le bellezze architettoniche e le tradizioni artigianali e enogastronomiche.

E Bosa sembra rispondere appieno a questo desiderio di vacanza a tutto tondo. Qui moderno e antico si mescolano, offrendo ai visitatori le comodità del progresso, la bellezza e il fascino del mistero che caratterizzano la Sardegna tutta.

Per la sua ricchezza paesaggistica e culturale, Bosa viene visitata 365 giorni all’anno. Molti sono coloro che si riversano tra le sue vie colorate in occasione del suo Carnevale 2023, dove maschere di Carnevale tradizionali e coriandoli convivono e creano un continuo tra passato e presente molto gradito agli spettatori.

Il protagonista di questo particolare Carnevale in Sardegna, conosciuta anche col nome di Carrasegare ‘Osincu, è Giolzi, un fantoccio intorno al quale verrà inscenata la parodia satirico-simbolica che caratterizzerà tutta la festa.

Carnevale di Bosa: una festa più unica che rara!

Il Carnevale di Bosa si discosta parecchio da quelli tipici dell’entroterra della Sardegna, caratterizzati da una drammaticità che si riflette, in primis, nelle maschere che lo animano.

Su Carrasegare ‘Osincu, invece, è irriverente e goliardico, e esprime al massimo il bisogno di libertà dell’uomo, in ogni sua forma. Versi satirici, esplicite allusioni sessuali, un disordine spontaneo, sembra interessare ogni angolo di questo borgo marino in occasione del periodo carnevalesco, coinvolgendo tutta la popolazione e portando leggerezza e allegria ovunque.

Il suo intento è quello di ridicolizzare la vita quotidiana, mettendo in atto atteggiamenti un po’ spinti, ma non volgari; solitamente vengono accompagnati dai mutettus sardi, canti tipici dell’isola che fanno loro da cornice e che, insieme alle maschere tipiche, caratterizzano questa festa.

Su Carrasegare ‘Osincu

I bosani attendono il Carnevale tutto l’anno. Per loro investe una tale importanza da portare persino alla chiusura delle scuole nei giorni interessati dall’evento. È sicuramente la festa più amata dall’intera popolazione, che prende parte a questo caos di travestimenti e maschere in ogni modo possibile e immaginabile, rivaleggiando con i colori delle case del paese che contribuiscono a rendere gioiosa l’atmosfera.

Anticamente l’inizio de su Carrasegare ‘Osincu coincideva con i festeggiamenti per il Capodanno, in occasione del quale nelle sale da ballo del paese si riunivano persone appartenenti a ceti sociali diversi. Era allora che tutte le insoddisfazioni inespresse durante l’anno venivano a galla e portavano al ridicolizzare le figure di spicco della zona.

La voglia di libertà, di inversione di tendenza di allora ancora oggi è protagonista del Carnevale di Bosa, che attualmente prende il via il giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, il 17 Gennaio.

Si entra però nel vivo dei festeggiamenti veri e propri la settimana antecedente il  Giovedì Grasso: in questo giorno, conosciuto dalla popolazione come Gioggia Laldaggiolu, gli uomini del posto si colorano il volto con la fuliggine, si disegnano una croce rossa sulla fronte e indossano una giacca al rovescio. Con una canna appuntita in mano e una bisaccia sulle spalle, bussano di casa in casa, suonando strumenti peculiari appositamente creati per l’occasione. Chiedono del cibo che infilzeranno nel bastone appuntito; in cambio intonano scherzosi mutettus a trallallera con i quali rievocano, ironicamente, le disavventure dei propri compaesani tra l’ilarità generale.

Questa sorta di satira improvvisata si protrae anche la Domenica e il Lunedì di Carnevale, quando però l’ironia prende di mira gli avvenimenti verificatisi nella cittadina durante l’anno appena trascorso anziché le singole persone

Il Giovedì Grasso sono i colori dei bambini e dei ragazzi delle scuole a scendere in piazza con i costumi e i carri di carnevale da loro ideati, mentre il sabato diventano protagoniste le cantine del paese, offrendo vini e cibi tradizionali a chiunque abbia voglia di festeggiare con loro.

Ma è il Martedì Grasso che la manifestazione bosana raggiunge il clou, quando fanno la loro comparsa tra le strade del paese sas Attitadoras e Giolzi, le maschere tipiche di questo carnevale.

Sas Attittadoras e Giolzi

Col termine Attitadoras in Sardegna si indicano le donne che intonano lamenti funebri.

In effetti la caratteristica di queste maschere è quella di far riecheggiare il proprio lamento, s’attitidu, per le vie del paese. Solitamente vengono impersonate da uomini che indossano vesti femminili luttuose e si  sporcano il viso con la fuliggine.

Piangono per Giolzi, un neonato morente abbandonato dalla madre, troppo impegnata a far bagordi in occasione del Carnevale. Il povero Giolzi, al quale solitamente manca un braccio o una gamba o chissà quale altra parte del corpo, viene rappresentato da un bambolotto, o anche da un mucchio di stracci che ne riprendono la forma, e tenuto in braccio o trasportato su una carriola da Sas Attitadoras.

Per salvare Giolzi queste maschere fermano le donne non mascherate chiedendo loro “unu trichirigheddu de latte”, cioè un po’ di latte. Le loro richieste sono piene di allusioni sessuali e doppi sensi, che tuttavia non superano mai il limite della decenza, ma lasciano un sorriso a volte un po’ smarrito nel viso di coloro che, per la prima volta, si trovano a partecipare a tale parodia.

È probabile che alla loro richiesta di latte per il piccolo, si risponda con un buon bicchiere di Malvasia che viene tracannato con gusto dagli interessati.

Fanno da contorno alla loro parodia confusionaria canti e balli tradizionali e i profumi dei piatti tipici del posto annaffiati dall’immancabile vino.

Arrivato il tramonto tutto tace. Le maschere si ritirano lasciando uno strano vuoto tutt’intorno. Parrebbe la fine del Carnevale ma in realtà sta solamente cambiando volto.

Quando ormai il buio viene rischiarato solo dalle fiamme dei falò accesi per la circostanza, Sas Attitadoras lasciano spazio a Giolzi e alle Anime del Carnevale. Al nero dei loro abiti a lutto viene sostituito il candore delle lenzuola che vestono queste nuove maschere. Il loro volto è ancora una volta coperto di fuliggine e tengono in mano una lanterna.

Danno la caccia al fantoccio di Giolzi che, una volta trovato, viene bruciato. Finisce così  su Carrasegare ‘Osincu, pronto a rinascere l’anno successivo con tutto il suo affascinante carico di irriverenza e goliardia.