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carnevale di antillo sicilia

Carnevale di Antillo 2022

Custodito dall’abbraccio della Valle d’Agrò, a circa una trentina di chilometri in linea d’aria da Messina, è situato il piccolo centro abitato di Antillo, paesino siciliano ad economia prevalentemente agricola e silvo-pastorale.

Gli usi e costumi degli abitanti di questo piccolo borgo riflettono l’importanza che il bellissimo paesaggio che lo circonda assume per loro. Una dimostrazione del forte legame che essi hanno col territorio la si ha nelle diverse feste paesane che allietano le atmosfere del paesino, feste di piazza dove vengono valorizzati i prodotti locali tipici delle zone montane che li ospitano.

Sono tanti i curiosi che, ogni anno, si riversano tra le sue vie, attirati dai profumi dei manicaretti cucinati in occasione delle Sagra del granturco, di quella della castagna, del maiale e del cinghiale; oppure richiamati dall’allegria della pantomime messe in scena durante il carnevale antillese, manifestazione delle tradizioni silvo-pastorali di questo popolo. Le maschere tipiche della zona, infatti, evocano la vita agreste tramite un simbolismo che si può riscontrare sia nelle loro vesti che nei loro gesti.

E allora cominciamo il nostro viaggio alla scoperta di questo Carnevale 2022 peculiare e dei suoi protagonisti, i Picurari, che con le loro scorribande, la Domenica e il Martedì grasso, sconvolgono la tranquillità di questo piccolo centro della Sicilia.

U Picuraru, la maschera del Carnevale di Antillo

Pantaloni neri di pelle di capra, ciocie che fasciano le gambe, una veste bianca ricoperta da un asciugamano candido, ricamato e con frange, utilizzato come cappuccio, e una meusa, copricapo tipico della zona, a adornare la testa: questo è il vestito base de “U Picuraru”, maschera tipica del carnevale di Antillo.

Completano il  suo costume diversi oggetti che caratterizzano la quotidianità della vita pastorale, come, per esempio, i campanacci che pendono dalla sua cintura o il prezioso bastone intarsiato che tiene in mano.

Fondamentale, ancora, è la tipica bisaccia chiamata bertula che porta sulle spalle; è costituita da una striscia unica di tessuto che viene ripiegata ai lati per formare due tasche capienti. In esse “U Picuraru” custodisce del formaggio e l’indispensabile pietra focaia, fondamentale per accendere il fuoco in aperta campagna.

La sua presenza viene sempre annunciata dal suono dei campanacci, chiamati campani nel dialetto tipico del posto. Ciascuna maschera di questo Carnevale in Sicilia ne ha con sé almeno una dozzina che fanno sentire la loro melodia peculiare ad ogni passo. Si differenziano sia per foggia che per dimensione, prendendo nomi diversi a seconda delle loro caratteristiche : a bbujanti, a suttabujatura, a minzana, a trizzalora, a scugghja.

I campanacci sono i veri protagonisti sonori dell’assordante carnevale antillese, che riescono a coprire con la loro voce caratteristica anche le musiche che rallegrano il fine serata.

Il rito carnevalesco antillese

Come accade per molte delle maschere carnevalesche, anche dietro i Picurari di Antillo si nascondono significati simbolici.

Il loro aspetto angosciante, selvatico, incute, specialmente, in chi non è abituato alla loro presenza, sia ilarità che stupore; anche spavento talvolta, accentuato dai loro movimenti frenetici e dai gesti trasgressivi che mettono in atto.

Rappresentano, infatti, le paure dell’uomo, le angosce che è costretto a vivere quotidianamente.

L’intero rito che li vede protagonisti, però, vedrà alla fine prevalere l’ottimismo sulla negatività, e il carnevale si riapproprierà del suo volto allegro, esorcizzando ogni paura.

La Domenica e il Martedì grasso, i Picurari si riuniscono in gruppi composti da almeno 8 elementi. Cominciano a invadere in maniera caotica le viuzze del paesino di Antillo, molto spesso interagendo con la gente del posto che gli si avvicina; rispondono alle domande che vengono fatte loro con frasi e azioni dispettose che, tuttavia, portano l’allegria nella festa.

Spesso si fanno perdonare per i dispetti che mettono in atto offrendo un pezzo del formaggio che viene fuori dalle loro bisacce al malcapitato che si trova coinvolto nelle parodie recitate.

La sfilata-scorribanda che li vede protagonisti termina nella piazza principale del paese, dove, ad aspettarli, ci sono I dami, maschere femminili che rappresentano il bene che riesce a trionfare sulla negatività. Danzeranno insieme per allontanare paure e sofferenze, sotto ad un cielo stellato che per l’occasione si riempirà di coriandoli e stelle filanti.

Tra balli e allegria

Tra le danze che caratterizzano il carnevale antillese sicuramente sono da evidenziare la tarantella e la contradanza. Sono solitamente accompagnate dal suono della zampogna, e rese uniche dai suoni dei campanacci che scandiscono il tempo e dalle gioiose urla di incitamento degli spettatori che assistono allo spettacolo.

Una volta terminato il rito arriva il momento di mettere in evidenza le specialità gastronomiche del paese; salsicce arrosto e pane appena sfornato faranno bella mostra nei vari banchetti adibiti per l’occasione, accompagnati dal profumo delle cuzzole al forno e da fiumi di buon vinello locale che, come si sa, rallegra sempre gli animi. E, per finire al meglio la serata, tutti in pista fino a notte fonda, per salutare il carnevale che se ne va portandosi dietro tutto il suo carico di spensieratezza.

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