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carnevale di acquedolci sicilia

Carnevale di Acquedolci 2023

Di fronte alle Isole Eolie, adagiato alle falde dei Monti Nebrodi, sorge un centro abitato di poco più di cinquemila anime. Ci troviamo in provincia di Messina, nei pressi del Monte San Fratello che tanta influenza ha avuto nello sviluppo di questa città-giardino; il primitivo borgo che la costituiva era abitato da poche anime, alle quali si aggiunsero quelle del paese di San Fratello dopo la devastante frana che colpì la zona nel 1922.

La cittadina di cui sto parlando è Acquedolci, che vide nascere il suo Carnevale proprio nell’anno in cui quella terribile disgrazia si abbatté sul suo territorio; infatti, per reagire alla disperazione e alla tristezza del momento, nei pressi del vecchio Castello di Marina Vecchia, alcuni cittadini del borgo distrutto inscenarono una sorta di festa in maschera.

Da allora prese vita il cosiddetto Carnevale dei Nebrodi, una delle manifestazioni folcloristiche più attese durante il Carnevale in Sicilia, caratterizzata da carri allegorici di particolare rilievo che attirano spettatori da ogni dove. Vengono costruiti con gran perizia e ingegno, e sono apprezzati sia dalla gente comune che dai veterani del mestiere. Tra danze, musica, coriandoli e allegria, ogni anno sfilano per le vie di Acquedolci lasciando a bocca aperta chiunque li veda.

Storia del Carnevale di Acquedolci

Le prime tracce del Carnevale di Acquedolci sono da ricercare, per l’appunto, nella festa con la quale quei sanfratellani, nel 1922, decisero di spazzare via le preoccupazioni per qualche ora; travestendosi con le classiche maschere tradizionali italiane come Pulcinella, Arlecchino e Balanzone, sfilarono nei pressi del castello in rovina del borgo di Marina Vecchia, su carretti trainati da cavalli. Chitarre e mandolini allietavano l’atmosfera, accompagnati da danze improvvisate e cori che salivano al cielo.

Da quell’anno, in occasione del Carnevale, nelle vie del nuovo borgo che lentamente sorgeva, sfilarono maschere e i cosiddetti “Carruzzuna”, colorati carretti siciliani trainati da destrieri vestiti a festa. Il tutto si concludeva sotto una pioggia di confetti  e fiori variopinti, allietata da danze tipiche del posto.

Nel 1966, grazie a Nino Galati, furono organizzati dei Veglioni nei locali della società operaia di cui era presidente. Coinvolse nella sua iniziativa i giovani locali che poi, nel 1969, decisero di far fare un salto di qualità a questo carnevale costruendo i primi carri di cartapesta.

Da allora per il Carnevale di Acquedolci è stata un continuo crescere tanto che, nel 1998,  venne dichiarato per importanza e bellezza, terzo Carnevale della Sicilia.

La sfilata dei carri allegorici

I primi carri allegorici, risalenti al 1966, erano abbastanza rudimentali, ma lo spirito dei loro ideatori non si lasciò scoraggiare da questa iniziale mancanza di esperienza in materia. Col passare degli anni acquisirono manualità e riuscirono a coinvolgere nel loro progetto anche gli artigiani locali. Da questa preziosa collaborazione nacquero dei veri e propri capolavori tecnici e artistici che furono invitati a sfilare anche nei paesi limitrofi.

L’importanza di quest’attività ricreativa raggiunse livelli tali da dar vita, nel 1997 ad un’associazione, voluta dai carristi del paese, che si propose di dare più lustro a questa manifestazione carnevalesca.

Tra i progetti pianificati dall’associazione vi era pure quello di dare il via ad una sorta di scuola di formazione dove insegnare le tecniche per lavorare la cartapesta. Purtroppo l’idea non andò mai in porto, ma la visibilità che quest’associazione riuscì ad acquisire fu comunque tale da riempire le vie del paese con più di cinquantamila spettatori  durante la sfilata del 1998.

Un successo senza precedenti per il carnevale Acquedolcese che culminò con l’aggiudicare il Premio Episcopello, istituito quell’anno stesso, al carro più bello.

Nel 2004 questo premio fu sostituito dal premio Doroteo chiamato così in onore del Doroteo, maschera ufficiale del Carnevale di Acquedolci.

Maschera di Doroteo

Con addosso una veste bianca e una tunica verde, e nelle mani una mascherina in cartapesta e uno scettro di canna da zucchero, il Doroteo rappresenta il Carnevale di Acquedolci dal 2004. Il nome che gli è stato attribuito richiama una delle attrattive turistiche più visitate del posto, la Grotta di San Teodoro, ricca di reperti fossili risalenti al paleolitico.

È vestito con i colori della cittadina e tiene stretti i simboli delle attività che, nel corso del tempo, hanno dato più prestigio al paese. La canna da zucchero, infatti, ebbe una grande importanza economica per Acquedolci sin dal periodo arabo. Il nome stesso della zona pare sia da attribuire proprio alle tante coltivazioni di questa pianta tropicale che nei periodi passati caratterizzavano il paesaggio acquedolcese.

Viene raffigurato sorridente, seduto su un trono, che riproduce l’immagine dell’antico castello del paese, con alle spalle il campanile della sua chiesa principale. È circondato da una nuvola di coriandoli e stelle filanti che, insieme alla maschera che stringe tra le dita, mettono in evidenza l’importanza della manifestazione carnevalesca per gli abitanti della zona.

Tra i coriandoli ammucchiati ai suoi piedi si possono leggere anche le sigle dei nomi dei suoi creatori, Andrea e Donato Scaffidi, Giuseppe Agnello, Mariannina Giovannini, che hanno voluto, con l’ideazione di tale maschera, dare un volto al Carnevale di Acquedolci in modo da incrementare ancora di più la già importante visibilità di questa grande festa.

Maschera di Giannetto

Nonostante non rappresenti ufficialmente il Carnevale dei Nebrodi, vi è una maschera tipica della zona che è tanto cara agli abitanti del posto. Sto parlando del Giannetto, che apparve negli anni ’50; veniva raffigurato col volto bonario e le guance arrossate dal troppo bere, con addosso il tipico berretto e gli scarponcini dei contadini della zona.

Il fantoccio che lo impersonava veniva portato in giro per il paese durante la sfilata che si teneva il martedì grasso, posto sopra un carretto. Intorno a lui si inscenavano parodie di ogni genere, nelle quali preti e dottori si davano da fare per accompagnare i suoi ultimi istanti di vita visto che veniva considerato moribondo a causa del troppo bere.  Per la gioia dei bambini, dal suo corpo strabordavano dolci e confetti, che venivano lanciati tra la folla al suo passaggio mentre venivano intonati  cori burleschi e canti.

Alla fine della sfilata il povero Giannetto finiva bruciato nella Piazza del comune in attesa del nuovo Carnevale 2023 che lo avrebbe riportato in vita.

Sfilate e tanto altro

Le sfilate del Carnevale di Acquedolci si tengono solitamente la domenica e il martedì grasso, quando i carristi, dopo un  lungo lavoro, mostrano finalmente a un pubblico sempre più entusiasta i loro capolavori.

Per questioni di spazi fisici le misure dei carri allegorici non possono superare le dimensioni stabilite dal Comune, ma questo non è un limite per i maestri del mestiere.

Affiancano queste maestrie di cartapesta e ingegneria, maschere artigianali e tradizionali, ballerini, musicisti, uomini e donne di ogni età che si lasciano trasportare dall’euforia del momento.

E tra loro tanti bambini che scorrazzano con trombette e coriandoli; partecipano all’allegria generale con grande entusiasmo, magari fermandosi ogni tanto a dare un’occhiata alle cosiddette bancarelle dei “caliari”, che tra caramelle, noccioline e cannoli siciliani riempiono Corso Italia di profumi e colori.