Carnevale in Sardegna 2018

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Carnevale in sardegna – Foto: www.sardegnacountry.com

Il Carnevale in Sardegna è uno degli avvenimenti più particolari e attesi dell’isola. La bellezza dei luoghi insieme alla natura selvaggia e alle tante tradizioni che si ritrovano rendono l’evento imperdibile.

Come di rito, il 17 gennaio con i falò di Sant’Antonio Abate inizia il carnevale sardo. Per ogni città il carnevale assume aspetti peculiari ma la matrice agropastorale è comune a tutte le manifestazioni.

I riti del carnevale ripropongono molto spesso la lotta dell’uomo contro la natura.

Ogni anno si mescolano tradizioni e riti dal sapore ancestrale, alla festa più classica, con sfilate di carri allegorici e coloratissimi gruppi mascherati. Ma non è ancora tutto; il Carnevale in Sardegna propone anche manifestazioni a cavallo con spericolate corse e spettacolari giostre medievali.

Maschere del Carnevale in Sardegna

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Maschere del Carnevale sardo – Foto: www.assgraziadeleddavi.it

Le maschere del Carnevale in Sardegna si presentano in modo particolarissimo con il loro aspetto quasi mostruoso e grottesco ricorrendo a pelli animali e campanacci con l’obbiettivo di allontanare il male e proteggere le comunità.

Spesso le loro apparizioni in gruppo, somigliano a vere e proprie processioni per l’andatura solenne e il passo cadenzato.

Su Battileddu

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Su Battileddu – Foto: www.lanuovasardegna.it

Su Battileddu, è la maschera tipica del Carnevale di Lula e rappresenta una delle maschere più agghiaccianti di tutto il carnevale sardo per il suo aspetto.

Sul capo porta due corna fra le quali viene fissato uno stomaco di capra, mentre sulla pancia, sotto i campanacci, uno stomaco di bue riempito di sangue, che viene bucato di tanto in tanto.

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Ha il viso sporco di sangue e annerito dalla fuliggine e il corpo ricoperto di pelli di pecora e montone.

Su Battileddu è la vittima sacrificale del carnevale. Intorno a lui si muovono maschere dal volto nero che lo aggrediscono più volte fino a ucciderlo.

S’Urtzu e Sos Colonganos di Austis

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S’Urtzu e Sos Colonganos di Austis – Foto: www.itenovas.com

Le maschere tradizionali del Carnevale di Austis, Sos Colonganos, sono simili alle altre maschere della barbagia ma si presentano con una fondamentale caratteristica che li rende unici.

Queste maschere infatti, al posto dei tradizionali campanacci di ferro, portano sulle spalle le ossa degli animali, che con le loro movenze e gli scossoni, producono suono sordo e cupo, davvero impressionante ed assai diverso dai suoni.

Si pensa che in passato anche le altre maschere sarde portassero sulle spalle le ossa degli animali al posto dei moderni campanacci.

Sos Colonganos indossano una maschera di sughero ricoperta di rami di corbezzolo sul viso e pelli di volpe o di martora sul capo.

Il gruppo è accompagnato dalla tradizionale figura de S’Urtzu, la vittima che indossa pelle di cinghiale e che viene percosso dai due guardiani incappucciati, vestiti completamente di nero.

Urthos e Buttudos

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Urthos e Buttudos – Foto: www.ambrosiafitness.it

S’Urthu e sos Buttudos sono le maschere tradizionali di Fonni, il paese più alto della Sardegna, nella provincia di Nuoro.

S’Urthu, è l’animale che vuole divincolarsi e ha il consueto campanaccio. È vestito di pelli nere o bianche, di montone o di caprone, e viene tenuto alla catena da sos Buttudos, uomini incappucciati vestiti di nero, con dei campanacci sulle spalle.

Le due maschere, che compaiono tradizionalmente alla festa di Sant’Antonio, inscenano la classica lotta tra bene e male, tra l’uomo e l’animale: s’Urthu, l’animale, cerca di scappare e di liberarsi in ogni modo arrampicandosi ovunque, su alberi e balconi, mentre sos Buttudos cercano di domarlo.

Mamuthones, Issohadores e Mamutzones

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Mamuthones – Foto: www.sardegnaeventi24.it

Quello di Mamoiada è tra i carnevale della Sardegna più noto oltre i confini regionali e i suoi protagonisti sono i Mamuthones e gli Issohadores.

Gli Issohadores sono una sorta di guardiani che cercano di tenere a bada i Mamuthones di Mamoiada, i quali indossano maschere nere di legno, pelli di pecore e soprattutto tanti pesanti campanacci sulla schiena,fino a circa 30 kg, che agitano nella loro classica danza tipica che gli viene insegnata con cura sin dalla giovane età per i complicati passi e figure.

Molto simile ai Mamuthones è su Mamutzone di Samugheo, che annuncia il suo arrivo a tarda sera, col tipico rumore inquietante dei campanacci che suonano al ritmo di danza.

Anche questi personaggi portano il volto coperto da maschere di sughero annerito, sul capo grosse corna caprine, ed inscenano una danza minacciosa intorno alla maschera zoomorfa de s’Urzu, la sua vittima, che indossa pelli di caprone nero con un campanaccio appeso al collo, ed è tenuto per la corda da s’omadore, il pastore, vestito con un manto nero e il volto annerito di fumo, che lo pungola e tormenta continuamente.

Boes, Merdules e Filonzana

Il carnevale di Ottana e le sue maschere sono tra le più conosciute della Sardegna, con il loro carico di fascino e mistero. I protagonisti principali sono i Sos Boes, ovvero i buoi, coperti di campanacci e pelli di pecora, tenuti per le redini da Sos Merdùles, altra maschera principale, rappresentata da uomini con il viso ricoperto con impressionanti maschere nere, ed infine Sa Filonzana, una spaventosa e misteriosa vecchia che fila la lana, personaggio femminile enigmatico e inquietante. Sa Filonzana o Sa Ilonzana è vestita di nero.

Su Bundu

Su Bundu è la maschera principale del carnevale di Orani, un piccolo comune della provincia di Nuoro. Il personaggio vestito da contadino, con un cappotto largo, pantaloni di velluto, gambali di cuoio ed una grande maschera di sughero cornuta, un naso prominente, il pizzo e dei baffi. Personaggio che rivela la vocazione contadina del borgo e maschera ripresa nel 1997.

Su Componidori, il simbolo della Sartiglia di Oristano

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Su componidori – Foto: www.dailynews24.it

Su Componidori, è una delle più originale e belle maschere della Sardegna, uno dei simboli della Sartiglia di Oristano, enigmatica figura che si presenta in sella al suo cavallo e rappresenta una sorta di semi-Dio, circondato da un alone di mistero e devozione.

Indossa i pantaloni di pelle, la candida camicia e il coietto, una giacca anch’essa di pelle che si allunga a modo di gonnellino sul davanti, ricordando il tipico abito da lavoro degli artigiani.

Sul viso porta una misteriosa maschera. Uno dei momenti più emozionanti dell’intero cerimoniale, che avviene il 2 febbraio, è l’uomo che si trasforma in Componidori. Il costume da artigiano si completa con un velo ricamato sul capo, su cui porta il cilindro. Ultimata la vestizione del personaggio e salito in sella, non potrà toccare più terra sino al termine delle corse.

Anche i cavalli sono bardati elegantemente con finimenti ricamati di rosso, campanelle e altri ornamenti. A partire dalla vestizione su Componidori è la massima autorità che avrà il compito di comandare la corsa.

Dolci di Carnevale in Sardegna

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Dolci di Carnevale sardi – Foto: www.ricettedisardegna.it

Nei giorni di carnevale nelle vie dei paesi della Sardegna si è avvolti da un’aria densa, profumata di dolci fritti e di zucchero, così in ogni casa e pasticceria si preparano le dolci delizie.

Per tradizione, si preparano le immancabili chiacchiere che in Sardegna si chiamano Meraviglias o Sas oriletas.

Dolce semplice e goloso preparato con farina, uova, olio o strutto o semplicemente acqua e impastati con un pizzico di sale e zucchero.

Le zippulas, ossia le zeppole sarde morbide, soffici e dolcissime. Da mangiare rigorosamente calde, appena fritte. Le zeppole sono le regine assolute del carnevale sardo.

L’impasto si realizza mescolando farina, uova, latte, patate lesse sbucciate e un pizzico di zafferano. Una volta fritte nell’olio caldo vengono cosparse di zucchero. Hanno la forma di una ciambella irregolare.

I parafrittus o fatti fritti sono infatti la cosa più simile alle ciambelle che si produce in Sardegna. L’impasto è molto simile a quello delle zeppole, a cui si aggiunge il burro o lo strutto.

E per finire la carrellata di leccornie, c’è la frittura araba, il cui impasto non cambia dalle zeppole, ma assume una forma allungata e arrotolata su se stessa. Anche qui non manca lo zucchero usato in grande abbondanza.

Carnevale di Oristano

Il Carnevale di Oristano è una manifestazione particolarissima, durante il quale si svolge la Sartiglia, una sorta di giostra cavalleresca.

Alcuni documenti sono riferiti al 1547, parlano di spettacoli organizzati in onore dell’imperatore Carlo V. Giochi di abilità con la spada e lancia, cavalli lanciati alla corsa, anelli da infilzare e cavalieri pronti a tutto pur di compiacere l’imperatore e al pubblico; resta comunque uno spettacolo di cavalleria e di grande abilità volto a sbalordire il pubblico.

La Sartiglia ha diverse fasi e appuntamenti che si ripetono sempre uguali e sempre carichi di fascino e il momento più atteso è quello della vestizione, da ritenersi un rito vero e proprio.

Il cavaliere deve indossare abiti antichi, con i quali parteciperà alla corsa. La cerimonia della vestizione della Sartiglia è eseguita dalle donne e nelle loro mani, il cavaliere diventa su Componidori , ovvero il capocorsa.

La corsa si svolge in diverse fasi e nella corsa della stella si sfidano cavalieri eleganti con imponenti cavalli a ricordare la regalità e la nobiltà.

I cavalieri indossano gli antichissimi costumi della tradizione sarda e si sfidano in una galoppata in cui cercano di cogliere al volo il bersaglio: la stella.

Il tutto si svolge con l’incitamento di tamburini, trombettieri, applausi e urla della folla. La corsa alla stella è uno dei momenti più vivi della Sartiglia di Oristano.

La manifestazione si conclude con la svestizione, con cui su Componidori ritornare a essere semplice cavaliere.

Carnevale di Mamoiada

Il Carnevale di Mamoiada è una delle celebrazioni carnevalesche in cui è maggiormente sentito il legame con i riti pastorali che coinvolgono tutta la popolazione del borgo che si riversa nelle strade per ballare il passu torrau e sartiu, danza popolare in cui uomini e donne indossano il costume tipico della Barbagia.

Ma la vera attrazione sono i i Mamuthones e gli Issohadores, maschere rituali la cui origine si perde fin dalla notte dei tempi.

I Mamuthones sfilano in gruppi di dodici, rappresentando i mesi dell’anno, guidati dagli Isshoadores che sfilano in gruppi di otto e danzano eseguendo passi di notevole difficoltà che devono essere imparati fin da bambini.

Pur appartenendo a un unico cerimoniale nel quale si esibiscono congiuntamente, i mamuthones e gli issohadores hanno passi di danza e abbigliamento totalmente diverso tra loro.

I Mamuthones sono degli uomini dal viso coperto da una maschera scura dai lineamenti un po’ rozzi, vestiti con pelli di pecora scura. Sulla schiena portano un cospicuo mazzo di campanacci mentre sul petto portano un piccolo gruppo di campanelle di bronzo e fanno la loro prima apparizione il 17 Gennaio, il giorno di Sant’Antonio.

Gli Issohadores invece portano una maschera bianca, un corpetto di colore rosso, un copricapo (sa berritta), pantaloni bianchi (carzones) e il s’issalletto, un piccolo scialle.

Il loro compito consiste nello scortare i mamuthones durante il loro cammino e, durante il tragitto, con delle specie di lacci catturano i giovani del paese in segno di buon auspicio, così come viene catturato anche il sindaco, sempre in segno di buon auspicio per la comunità.

Mai il carnevale di Mamoiada è anche lo Juvanne Martis Sero, un fantoccio con la grossa testa di legno collegata da un tubo ad una piccola botte di vino nascosta proprio all’interno del corpo collocato in un piccolo carretto ornato da frasche e trainato da un asinello che rappresenta proprio il carnevale.

Il pupazzo viene portato in giro per il paese dalla mattina del martedì grasso da uomini con la faccia annerita da sughero bruciato e vestiti con gli abiti tradizionali delle donne sarde.

Durante il percorso s’intonano nenie di disperazione in dialetto e la più nota è s’attittu.

Nonostante il tono lamentevole si tratta di canti ironici e farseschi che nei versi nascondono frasi comiche e scherzose rivolte a uomini e donne che passano per strada, oppure agli abitanti del quartiere che i figuranti visitano.

La festa si conclude con la morte del Juvanne Martis Sero che muore in piazza tra attorniato dai parenti e dopo un intervento. La fine del carnevale mamoiadino vede l’allestimento di un banchetto per i presenti.

Carnevale di Cagliari

Il Carnevale di Cagliari inizia tradizionalmente con la festa di Sant’Antonio Abate e per le domeniche successive, si sentirà il suono del tamburo per le strade che invita la gente a partecipare.

Ma l’apertura ufficiale del carnevale è assegnata a su Bandidori che percorre le vie del centro declamando versi in rima e in lingua sarda; si tratta di versi scherzosi e al tempo stesso licenziosi.

Il banditore è accompagnato dall’allegro seguito dei tamburi, che con le caratteristiche percussioni da voce ad un rituale vero e proprio tipico della tradizione cagliaritana.

La sa Ratantira è quindi il suono tipico del carnevale e le strade sono animate da un ritmo che ricorda danze arcaiche, custodite e tramandate dalla memoria e che invitano a lasciarsi andare e a godere degli eccessi prima della Quaresima, tempo di austerità e riflessione.

Per le strade, riecheggia anche “Cambarà cambarà cambarà e maccioni, pisciurrè, sparedda e mumungioni!”: una filastrocca recitata durante le sfilate del martedì e del giovedì grasso. È una sorta di inno al mare, ai suoi suoni e ai suoi doni.

Il momento più atteso di tutta la manifestazione, è il giorno della pentolaccia, durante il quale il Carnevale viene bruciato. A Cagliari, per tradizione, prende le sembianze di Re Giorgio, o Re Cancioffali, simbolo della burla e della golosità.

Il suo rogo avviene tra le grida euforiche della folla in festa e rappresenta la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima.

Carnevale di Gavoi

La storia del Carnevale di Gavoi inizia in tempi antichi. Probabilmente deriva dai riti che venivano compiuti in onore di Dionisio e ancora prima in riferimento al il dio del ciclo della natura e delle forze vitali, che veniva onorato per avere insegnato all’uomo come ricavare il vino.

La celebrazione prende il via il giovedì grasso ed è noto come jobia lardajola, nome che deriva dall’usanza di cucinare le fave con il lardo per la ricorrenza, durante il quale si radunano centinaia di tamburini chiamati sa sortilla e tumbarinos.

Bambini e adulti sfilano insieme indossando sos cambales e sos cosinzos, cioè delle calzature tipiche con il caratteristico vestito di velluto.

Il corteo si snoda per le vie del centro del borgo, mentre i tamburi suonano all’impazzata a cui si aggiunge il triangolo di ferro battuto, su triangulu, il piffero di canna, su pipiolu, la serraggia e su tumborro.

La fine del Carnevale è segnata, poi, dal suono delle campane.

La maschera tipica del Carnevale di Gavoi è Zizzarone, re Carnevale, il cui fantoccio viene bruciato la notte del martedì grasso.

Altre maschere della tradizione sono Marieddu e Marianna Frigonza, che sono rispettivamente il figlio e la moglie di Zizzarone, e che a loro volta finiscono sul rogo.

Carnevale di Lula

Il Carnevale di Lula, organizzato ogni anno nel piccolo centro, è uno dei più suggestivi di tutta la Sardegna.

La maschera tradizionale nota con in nome di Su Battileddu è una delle più singolari e deriva dalle celebrazioni dionisiache, ancora molto presenti nell’apparato delle tradizioni locali.

Su Battileddu si presenta vestito interamente con pelli di pecora oppure di montone e il suo viso è ricoperto di sangue impastato con la fuliggine.

Il suo seguito è composto da un corteo di uomini vestiti come vedove che portano gambali prettamente maschili.

Cullano un fantoccio di pezza che viene messo in braccio alle ragazze presenti all’evento affinché lo allattino. Durante la lunga sfilata s’intonano canti funerei per Su Battileddu.

Intanto le Gattias si siedono a cerchio e coinvolgono qualche spettatore e si dandosi dei pizzichi l’un l’altra e la pena per chi ride per primo è quella di offrire da bere.

Il corteo tra il lugubre e il festoso si chiude con i sos Battileddos Massajos, dei contadini che hanno in custodia il bestiame e che trattengono i Su Batileddu con del cordame e lo percuotono continuamente fino ad ucciderlo.

Il Carnevale di Lula inizia tradizionalmente il sabato grasso e dopo la vestizione, le maschere sfilano per la gioia di grandi e piccini per le strade della cittadina.

Carnevale di Tempio Pausania

Il Carnevale di Tempio Pausania è il più importante Carnevale allegorico dell’isola membro (come Viareggio, Cento e Fano) della Federazione Italiana Carnevali.

La manifestazione si svolge tra i canti e balli in costume della popolazione lungo le vie del centro storico e richiama ogni anno migliaia di visitatori.

Molto presente è il richiamo alle maschere tradizionali tipiche risalenti al mondo antico e diffuse ora prevalentemente nel centro dell’isola, mentre le tradizioni dei balli in maschera risalgono al Settecento.

A impreziosire il tutto ci sono le sfilate di carri allegorici, risalenti agli anni ’60.

L’accostamento delle maschere della tradizione e del carnevale moderno, rende il carnevale di Tempio Pausania coinvolgente e goliardico tale da renderlo imperdibile.

Durante i sei giorni principali del carnevale si svolgono quattro sfilate: il giovedì grasso, la domenica, il lunedì, durante il quale sfilano i bambini e infine il martedì grasso che si conclude con il processo ed il rogo piazza di Sua Maestà Re Giorgio, in passato chiamato Ghjogliu Puntogliu, alle quali assistono, in religioso silenzio, migliaia di persone.